Eugenio Riotto. Il cuore delle cose


Per uno scultore è indispensabile saper vedere e interpretare correttamente la forma tridimensionale:

il corpo umano è il soggetto più impegnativo che si possa scegliere,pur essendo quello che, naturalmente,dovremmo conoscere meglio.

Eugenio Riotto potrebbe essere considerato una sorta di neo-umanista:attraverso un interesse costante per la figura umana della quale traccia,nelle sculture a tuttotondo e nei bassorilievi,l’essenzialità volumetrica con dolci profili e superfici vibratili che rendono dinamiche le forme- scompone e ricompone le strutture organiche proponendo delle opere che corrispondono all’essenza di un pensiero e alla sintesi di un particolare stato d’animo.

(Maurizio Vanni)

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Una scultura rivolta all’uomo,

                                                                                              ai suoi sentimenti.



Non è esatto dire che i testi critici sono congetture faziose, semmai sono ipotesi interpretative

di un linguaggio che  l’artista ha ritenuto congeniale alla costruzione del suo percorso  creativo.

La natura  (cose e persone)  ebbero origini forse solo, e lo dico celiando, per essere riprodotte:

lo  stupore,  la paura,  furono  tali,  alle origini , che  l’uomo è costretto a ricorrere a cauta imitazione e, successivamente, alle trasfigurazioni. Ogni elemento  doveva essere filtrato  da sapienza e sensibilità, destrezza e malinconia per poter  rinascere una seconda volta, magari su una tela o dentro un marmo.

Che l’opera d’arte continui a rimanere segreta e misteriosa rientra nell’ordine delle cose, come

segreto e misterioso deve rimanere un Dio. Si chiese un santo: “ Che Dio sarebbe quello che fa conoscere il proprio mistero?”  Ma l’artista è condannato a vivere la sua ricerca di mediazione e di trasfigurazione: la realtà è solo un pretesto,  una lusinghiera provocazione che vale per le simbologie sentimentali che noi vi immettiamo e vi riconosciamo.


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